Libertà di stampa

Chissà se il tizio che accanto a Vladimir Putin mima il gesto del mitra puntato verso una giornalista che di lì a poco scoppierà in lacrime, chissà se lo sa che in Russia i giornalisti scomodi li ammazzano. Chissà se ha mai sentito nominare, dentro le stanze ovattate delle sue svariate ville, o mentre si trovava in “buona compagnia” negli sterminati spazi delle sue enormi tenute, chissà se lo ha mai sentito, lui, il nome di Anna Politkovskaya, giornalista uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006. Faceva la giornalista alla Novaya Gazeta. Oppure chissà se li ha mai sentiti nominare Yevgeny Gerasimenko, o Ilia Zimine, giornalisti russi uccisi in Russia nello stesso anno. E la lista potrebbe continuare. Tutti uccisi in circostanze ancora non chiarite, tutti accomunati dalla ricerca della verità, sulla guerra in Cecenia, sulla corruzione del potere, tutti consapevoli che senza libertà di stampa non può esistere uno stato civile, la democrazia. Lo sa, tutto questo, il tizio che mima il mitra puntato contro la giornalista che ha fatto “la domanda sbagliata”? Uno statista dovrebbe saperlo, e non farebbe mai una sciocchezza del genere. Uno statista, appunto, non il tizio ritratto in questa foto accanto a Vladimir Putin.

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