meno sei

Meno cinque, quasi. Una stanza d’albergo, il rumore del mare, fuori, su cui sarebbe bello potersi concentrare, anzi, perdersi, e invece poi non ce la fai a staccarti dalla becera realtà. Quella della campagna elettorale, dove un tizio che dovrebbe starsene in galera dice che se vincono loro riscriveranno la storia della Resistenza. Un mafioso (riconosciuto e condannato per questo) che parla da fascista. E la certezza che potrà essere Ministro della Repubblica fra una settimana. Non bastano il suono delle onde, il mare qua fuori. A lenire il disgusto. E poi il suo capo, che parla di test di sanità mentale per i giudici. Peccato non l’abbiano mai fatto a lui, quel test. E a tutti quelli che lo votano, anche. Fin dal 24 gennaio ho pensato che, per la prima volta nella mia vita fosse giusto – doveroso, anzi- non andare a votare. Oggi tentenno.