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ottobre | 2007 | robertoferrucci.com
Month: ottobre, 2007

20 ottobre

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Venezia

Questo articolo è uscito sabato scorso su il Venezia. 

Raccontare Venezia. Raccontarla com’è oggi, raccontarne la contemporaneità, il sentimento. Le stonature, le contraddizioni. Dicono sia impresa difficile. Troppo rischioso, già narrato da altri, nei secoli, e poi c’è il pericolo cliché, nascosto dietro ogni idea, ogni immagine, ogni pensiero. All’angolo di ogni calle, insomma. Taccuino in tasca, penna a portata di mano, sali in vaporetto e dove la collochi, come la racconti quella nenia che, fermata dopo fermata, si trasforma in un tormentone. “È un dovere di tutti mantenere pulita la città”, dice una voce femminile, che esce meccanica dagli altoparlanti gracchianti dell’Actv. In italiano e poi in altre quattro lingue. Intorno, ci sono i palazzi, c’è il Canal Grande, l’acqua, i suoni e i colori di Venezia, cerchi le parole adatte a a fare lo slalom fra i luoghi comuni e il già detto, forse credi di averle pure trovate, fra San Tomà e Ca’ Rezzonico, ma poi quella cantilena ti distrae, la ascolti bene e alla fine ti fa arrabbiare, la trovi offensiva. Perché una volta c’era la mamma, che ti diceva di non buttare le carte per terra. Insegnamento prima, rimprovero poi, se necessario. La maestra più tardi, a scuola, dove in un angolo, quasi sempre nei pressi della lavagna, stava il cestino, tu chiedevi di poterti alzare, e lo buttavi là dentro, il foglio appallottolato, la brutta copia. Occorre dirle? Le sappiamo, queste cose. Allora, quando la distrazione ha raggiunto il suo culmine, quando la tiritera è penetrata dentro di te, insopportabile, inaccettabile, pensi – e scrivi, senza timori di clichés – che è ridicolo, oggi, che siano le istituzioni a sovrapporsi all’educazione, a sostituirsi al buon senso. Inutile, che un augusto assessore concentri energie e risorse in una campagna che non mostra che la superficie infima di un problema che non si è in grado di risolvere per incapacità manifesta. Che non servono le ronde di Piazza San Marco o il disco rotto della linea 1 se poi non ci sono degli ovvi cestini, se poi la città è resa invivibile prima di tutto per colpa di noi veneziani. Ecco, forse è questa la Venezia da raccontare oggi. Raccontarla per cambiarla, se possibile. Provarci, almeno, ognuno con i propri strumenti. Raccontare insomma una Venezia e dei veneziani, che non sanno più guardarla, e capirla, la propria città.

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Viale del tramonto

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sere

Ora, chez moi

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iphone

Questo è il primo aggiornamento dal mio iphone, ma non so cosa dire di più…

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Veltronica

Questo mio articolo è uscito ieri su il Venezia.

Da ieri, molti fra i candidati inseriti nelle liste delle primarie del Partito Democratico sono in subbuglio. Le candidate, soprattutto. L’iniziativa di Walter Veltroni, la brillante idea di chiamare Veronica Lario a far parte del grande progetto (grande? progetto?) del nuovo partito di centro-sinistra (sinistra?) ha fatto indignare molti di coloro che in questi mesi si sono rimboccati le maniche, dal basso, per cercare davvero di costruire qualcosa di nuovo (nuovo?). In tanti, nonostante tutto, ci hanno creduto e ancora ci credono, nonostante l’esplosione di vaga deriva qualunquista dell’antipolitica dei Grillo e degli Stella. Ci credono, piegano volantini fino alle tre di notte, fanno telefonate, organizzano incontri. Madri di famiglia e professioniste si organizzano come possono in una forma di volontariato puro a servizio di questa idea (idea?) di nuova, decisiva (decisiva?) forza politica. Comprensibile allora la rabbia, da Rosi Bindi in giù, per il colpo di genio di Veltroni, di chiamare – forse – nella grande famiglia (famiglia?) democratica la principessa di Arcore. Colei che, mesi fa, all’improvviso, si è accorta di essere sposata a un guitto dal cattivo gusto, apparentemente più interessato a Dida (lo sciagurato portiere del Milan) che alla consorte. Se n’è accorta fuori tempo massimo, quando il suo “uomo” aveva ormai smesso i panni di Presidente del Consiglio, quando era troppo facile giocare il ruolo dell’eroina intelligente e indignata. Chiusa nel suo dorato silenzio, ma pur sempre moglie di colui che vorrebbe sposarsi la soubrettina di turno non fosse, ahilui, già maritato in seconde nozze, ha attirato su di sé le attenzioni degli illuminati (illuminati?) esponenti del PD, Cacciari prima, Veltroni ora. E hanno ragione da vendere, adesso, tutti coloro che ieri, appresa la notizia, hanno sentito un brivido lungo la schiena. È il solito, imperdonabile tentativo di andare a prendere voti laddove finora non si era riusciti. Il tentativo di diventare, se possibile, una DC ancora più DC. “A me interessano le persone che vanno oltre i confini”, ha detto Veltroni a giustificazione della sua uscita. I confini di Villa Certosa, Villa San Martino, Villa dei Visconti? Sai che fatica. E adesso salvo questo file, lo chiamerò Veltronica.

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