lug 1

Per fortuna ce n’è ancora qualcuno di autentico in giro.

Share on Facebook
giu 6

Dal sito di Repubblica.

Sono onorato di trovarmi nell’antichis sima città del Cairo, ospite di due illu stri istituzioni. Da un millennio Al-Azhar rappresenta un faro di cultu ra islamica e da oltre un secolo l’uni versità del Cairo è fonte e stimolo di progresso per l’intero Egitto. Insieme, queste due istitu zioni incarnano un sodalizio tra sviluppo e tra dizione. Vi ringrazio della vostra ospitalità, e dell’accoglienza del popolo egiziano. Sono inoltre fiero di portare con me la buona volon tà del popolo americano e un saluto di pace da parte delle comunità musulmane del mio pae se: Assalaamu alaykum! («Che la pace sia con voi», ndr).

Il nostro incontro avviene in un periodo di tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani del mondo intero, una tensione generata da forze storiche che travalicano l’attuale dibattito poli tico. Le relazioni tra Islam e Occidente si basa no su secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche su conflitti e guerre di religione. In tem pi recenti, le tensioni sono state attizzate dal colonialismo, che negava diritti legittimi e op portunità a molti musulmani, e dalla Guerra fredda, nel corso della quale i Paesi a maggio ranza musulmana troppo spesso sono stati trattati come semplici pedine, senza tener con to delle loro aspirazioni. Inoltre, i cambiamen ti profondi avviati dalla modernizzazione e dal la globalizzazione hanno spinto non pochi mu sulmani a vedere nell’Occidente un nemico delle tradizioni dell’Islam. La violenza estremista ha sfruttato queste tensioni all’interno di piccole ma potenti mi noranze musulmane. Gli attacchi dell’11 set tembre del 2001, e le ripetute azioni sanguino­se di questi estremisti contro la popolazione civile, hanno spinto una parte del mio paese a considerare l’Islam come inesorabilmente osti le non solo all’America e ai paesi occidentali, ma anche ai diritti umani. Di qui sono scaturi te nuove paure e diffidenze.

Fintanto che i nostri rapporti saranno fonda ti su divergenze, daremo mano libera a coloro che vogliono seminare odio, anziché pace. (…) Sono venuto qui da voi per gettare le basi di un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulma ni di tutto il mondo; un nuovo rapporto fonda to sul reciproco rispetto e su interessi comuni; e basato su questa verità, che l’America e l’Islam non si escludono a vicenda e non sono in competizione. Anzi, i nostri paesi hanno in comune molti principi, i principi della giusti zia e del progresso, della tolleranza e della di gnità di tutti gli esseri umani. Voglio afferma­re questa verità, pur sapendo che i cambia menti non avvengono dall’oggi al domani(…) Occorre fare uno sforzo sostenuto per ascol tarci a vicenda; per imparare gli uni dagli altri; per rispettarci e cercare un terreno d’intesa. Come dice il Corano «Dio ti guarda, di’ sempre la verità». Sono cristiano, ma mio padre veni va da una famiglia kenyota che vanta genera zioni di musulmani. Da bambino, negli anni passati in Indonesia, ascoltavo l’invocazione dell’azaan all’alba e al tramonto. Da giovane, ho lavorato nelle comunità di Chicago dove molti avevano trovato pace e dignità nella fede islamica. Lo studio della storia mi ha insegna to quanto è grande il debito della nostra civiltà verso l’Islam (…)

Ho conosciuto l’Islam in tre continenti pri ma di metter piede nella regione che ne è stata la culla. E l’esperienza mi dice che la collabora zione tra l’America e l’Islam dovrà essere impo stata su quello che l’Islam è, non su quello che non è. Sarà mia responsabilità, quale presiden te degli Stati Uniti, combattere gli stereotipi negativi dell’Islam dovunque essi si manifesti no. Lo stesso principio, tuttavia, dovrà ispirare la percezione dell’America tra i musulmani. Proprio come i musulmani mal si attagliano a un vile stereotipo, l’America non incarna il vile stereotipo di un impero egoista (…) Ha fatto molto discutere il fatto che un afro-americano, di nome Barack Hussein Oba ma, sia stato eletto presidente. Ma la mia sto ria personale non è poi così eccezionale. Se il sogno americano non si è avverato per tutti in America, quella promessa esiste sempre per coloro che approdano ai nostri lidi, compresi i quasi sette milioni di musulmani americani che oggi vivono nel nostro Paese e possono vantare un reddito e un’istruzione superiori al la media. Inoltre, la libertà in America è inscin dibile dalla libertà di praticare la propria fede religiosa.

Per questo motivo c’è una moschea in ogni stato della nostra Unione, per un totale di oltre 1.200 luoghi di culto musulmani. E il governo americano è arrivato fino alla Corte Suprema per proteggere i diritti di donne e ra gazze che vogliono portare l’hijab, condannan do coloro che vorrebbero negarlo. Infine, è ve nuto il momento di spazzar via ogni dubbio: l’Islam fa parte dell’America. Animato da que sto spirito, desidero perciò esprimermi con semplicità e chiarezza su specifiche questioni che dovremo finalmente affrontare insieme. Il primo argomento è la violenza estremista in tutte le sue forme. Ad Ankara ho ribadito che l’America non è — e non sarà mai — in guerra con l’Islam. Siamo pronti tuttavia a combattere senza mezzi termini gli estremisti che mettono a repentaglio la nostra sicurezza. Perché anche noi respingiamo quello che tut te le religioni respingono: l’uccisione di uomi ni, donne e bambini innocenti. E il mio primo dovere, come Presidente, è proteggere il popo lo americano.

La situazione in Afghanistan dimostra quali sono gli obiettivi dell’America e la necessità di lavorare assieme. Più di sette anni fa, gli Stati Uniti sono intervenuti contro Al Qaeda e i Tale bani con un forte appoggio internazionale. Non siamo andati in Afghanistan per nostra scelta, ma per necessità. So bene che alcuni mettono in dubbio o addirittura giustificano gli eventi dell’11 settembre. Ma lo ripeto con fermezza: quel giorno Al Qaeda ha ucciso qua si tremilapersone. Nonvoglioesserefrainte so: non abbiamo alcuna intenzione di mante nere le nostre truppe in Afghanistan. Non vo gliamo insediare basi militari. L’America vive nell’angoscia di veder cadere i suoi ragazzi. (…) Saremmo felicissimi di riportare a casa tut ti i nostri soldati se fossimo certi che in Afgha­nistan e in Pakistan non ci sono più estremisti decisi a sterminare quanti più americani possi bile. Ma le cose non stanno ancora così. È per questo motivo che siamo affiancati da una coa lizione di 46 Paesi. E malgrado gli ingenti co sti, l’impegno americano non verrà meno.

Vorrei toccare anche il tema dell’Iraq. A dif ferenza dell’Afghanistan, la guerra in Iraq è sta ta una scelta che ha scatenato fortissime pole miche nel mio Paese e in tutto il mondo. Seb bene sia convinto che, tutto sommato, gli ira cheni non rimpiangono affatto la tirannia di Saddam Hussein, credo tuttavia che gli eventi in Iraq abbiano fatto capire all’America che per risolvere i nostri problemi occorre rivolger si alla diplomazia e costruire il consenso inter nazionale laddove possibile (…) Ho esplicita mente proibito l’uso della tortura negli Stati Uniti e ordinato la chiusura della prigione di Guantánamo nei primi mesi del prossimo an no. (…) La seconda, importante causa di tensione da discutere è la situazione tra israeliani, palesti nesi e il mondo arabo. I forti legami che uni scono l’America e Israele sono ben noti. È un nodo indissolubile, fondato su vincoli storici e culturali e sulla consapevolezza che l’aspirazio ne a una patria ebraica affonda le radici in eventi tragici e incontestabili. Il popolo ebrai co è stato perseguitato per secoli in tutto il mondo e in Europa l’antisemitismo è sfociato in un Olocausto senza precedenti.

Sei milioni di ebrei sono stati sterminati, più dell’intera popolazione di Israele ai nostri giorni. Negare questi fatti è un atto di viltà, di ignoranza e di odio. D’altro canto, è innegabile che il popolo palestinese — cristiani e musulma ni — abbia sofferto a sua volta alla ricerca di una patria. Da più di ses sant’anni non conosce la tutela di uno Stato. I palestinesi sono sog getti a umiliazioni quotidiane — grandi e piccole — che derivano dall’occupazione. Lo ribadisco con forza: la situazione del popolo pale stinese è intollerabile. L’America non volterà le spalle davanti alle le gittime aspirazioni dei palestinesi di vivere dignitosamente in uno Stato proprio. L’unica soluzione è quella di far convergere le aspira zioni di entrambi i popoli con la creazione di due Stati, in cui israe liani e palestinesi vivranno in pace e sicurezza.(…) La terza causa di tensione è il no stro comune interesse per i diritti e le responsabilità delle nazioni per quel che riguarda gli armamen ti nucleari, che tante divergenze ha sollevato tra gli Stati Uniti e la Re pubblica islamica dell’Iran. Tutti i Paesi – anche l’Iran – hanno il dirit to di accedere all’energia nucleare a scopo pacifico, se accettano le proprie responsabilità sotto il trat tato di Non proliferazione nucleare.

Il quarto argomento che intendo affrontare riguarda la democrazia. Negli ultimi anni, non poche controversie hanno circondato il concet to di diffusione della democrazia, specie a pro posito della guerra in Iraq. In questa sede per tanto vorrei ribadire che nessuna nazione può permettersi di imporre a un’altra un qualsivo glia sistema di governo. L’America è pronta ad ascoltare tutte le voci pacifiche e rispettose del la legalità che vogliono farsi sentire nel mon do, anche se siamo in disaccordo. E noi acco gliamo tutti i governi pacifici ed eletti dal po polo, purché siano rispettosi dei loro cittadini. Il quinto tema da affrontare insieme è la li berà di religione. La libertà di religione è un concetto fondamentale per garantire la convi venza pacifica dei popoli e dovremo fare mol ta attenzione nel tutelarla.

Il sesto argomento riguarda i diritti delle donne. Respingo quanto si sostiene talvolta in Occidente, che la donna che decide di coprirsi il capo si consideri in un certo senso inferiore. Sono fermamente convinto, invece, che nega re l’istruzione alle donne significa negar loro il diritto all’uguaglianza. Non è una coincidenza che i Paesi dove le donne godono di elevati li velli di istruzione hanno maggiori possibilità di sviluppo. (..) Questo è il mondo che voglia mo, ma potremo realizzarlo soltanto con l’im pegno di tutti. Sta a noi decidere, ma solo se avremo il coraggio di impostare un nuovo ini zio, tenendo a mente le Scritture. Dice il Corano: «Umanità, ti abbiamo creato maschio e femmina e moltiplicato in nazioni e tribù per farvi conoscere». Dice il Talmud: «La Torah intera ha lo scopo di promuovere la pa ce ». Dice la Bibbia: «Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». I popoli del mondo sanno vivere assieme pacificamen te. Sappiamo che è questa la volontà di Dio. E questo sarà il nostro compito sulla Terra. Gra zie, e che la pace del Signore sia con voi.

Barak Obama
(traduzione di Rita Baldassarre)

Share on Facebook
giu 3

Be’, da qualche parte per fortuna succede…

3-06-2009 08:54
Danimarca: Groenlandia, vittoria indipendentisti
(ANSA) – COPENAGHEN (DANIMARCA), 3 GIU – Il partito indipendentista di estrema sinistra Inuit Ataqatigiit (IA) ha riportato una schiacciante vittoria in Groenlandia. Ha battuto i socialdemocratici di Siumut al potere da 30 anni. Lo indicano i risultati definiti resi noti a Nuuk, capoluogo della Groenlandia.
ANSA

Share on Facebook
mag 20

E vergognarsi di votarlo, cari italiani? No eh? Siete davvero tutti come lui e i suoi sgherri? Eppure gli perdonerete anche questa e lo rivoterete. Anzi no, perché perdornarlo di qualcosa che anche voi fareste o avete fatto? Lo ammirate anche per questo. E lo rivoterete. Nonostante Mills, nonostante Noemi. Perché una gran parte del paese, alla fine, è esattamente com’è lui. Anzi, vorrebbe essere come lui. L’italiano medio, e mediocre, è identico a Berlusconi: pronto a tutto pur di ottenere qualcosa. Un popolo corrotto, un popolo corruttore, un popolo razzista, un popolo avido, un popolo isolato dal resto del mondo. L’Italia, oggi. Che non prova vergogna.

Share on Facebook
mag 19

Dal sito di Repubblica:

E’ partito da pochi minuti da Palazzo Nuovo il corteo degli studenti che protestano con l’University Summit in corso al castello del Valentino. Ad aprire la manifestazione una coreografia con delle onde in gommapiuma. Attorno alla sede delle facoltà umanistiche chiusa dal rettore sino a martedì per motivi di sicurezza ci sono centinaia di agentia. Alcuni ragazzi denunciano “fermi preventivi” su tram e bus. Gli agenti delle forze dell’ordine alle fermate nella zona universitaria bloccano gli studenti dall’abbigliamento “sospetto” per identificarli. Alcuni ragazzi sono stati anche accompagnati in una caserma per accertamenti.

Trovo questa foto molto inquietante:

Share on Facebook
mag 16

In Francia non hanno dubbi su quale sia la vera identità della Lega Nord

Share on Facebook
mag 9

Questo mio articolo è uscito venerdì 8 maggio sul Corriere del Veneto.

Il Giro d’Italia sarebbe passato per Mestre quel giorno. Erano gli anni sessanta, verso la fine del decennio, Eddy Merckx in maglia rosa, e mio padre venne a prendermi a scuola in anticipo. Disse al maestro che mi portava a vedere il Giro e non è difficile immaginare che uscii tronfio dall’aula, grembiule e cartella sulla spalle. Forse non fui l’unico a godere di quel privilegio, è probabile che molti altri padri abbiano fatto la stessa cosa, quel giorno. Passava il Giro d’Italia sotto casa, verso l’ora di pranzo, come non approfittarne? Per anni, però, mi è piaciuto credere di essere stato l’unico, quella volta, a bearmi di quella piccola – e autorizzata – trasgressione. Il Giro passava in Circonvallazione, mi pare, e quel che ricordo bene, era la carovana che precedeva i ciclisti. Cominciarono a passare molto tempo prima. Le staffette in moto, e poi quelle auto multicolori, da cui lanciavano dei gadget, e devo averli ancora da qualche parte, gli omini Michelin portachiave e multicolori pure quelli. Un bel passatempo ma a me interessavano i ciclisti. Anzi, un ciclista. Eddy Merckx. Il cannibale. Ero piccolo, ma già avevo imparato ad amare i campioni. Non oso immaginare, invece, quante volte avrò chiesto a mio padre “fra quanto passano”, con le probabili varianti “ma quando passano” e “quanto manca”. Immagino l’ansia, quella sì, perché a otto, nove anni, in quei casi l’ansia è un sentimento cruciale. Giunse il momento. E fu un istante. Il gruppo compatto sfrecciò davanti ai miei occhi in pochi, pochissimi secondi. Fu una specie di sibilo gracchiante accompagnato da uno “sguisch” d’aria calda. Fine. Non fu però una delusione. Mio padre mi aveva preparato. Mi ripetè più volte di concentrarmi, di guardare con attenzione, e io sì che lo vidi, Eddy Merckx. Era quella macchia rosa, in mezzo al gruppo, una scia dal colore unico e inconfondibile in mezzo a tutti gli altri. Non oso immaginare – anche questo – per quanto tempo mi sia vantato coi miei compagni, di averlo visto, Eddy Merckx. Devo averne anche scritto un tema, mi pare. E qualche anno dopo, doveva essere domenica, però, quella volta, in barca, sempre con mio padre, attraccata a due passi da Piazza San Marco, e se me li ricordo, eccome, gli occhi rossi di Francesco Moser, in pieno sforzi, prima della curva finale della cronometro che arrivava in Piazza San Marco. E anche tutti gli altri, compreso De Muynk, che se non sbagli poi lo vinse, quel Giro. Ecco, tutto questo per dire che, nonostante tutto, nonostante il Cera, e Rebellin e i dubbi su Armstrong, il fascino del ciclismo è sempre lo stesso (pure Merckx venne escluso per doping a un Giro, no?), e mi auguro allora che nei prossimi giorni siano tanti i padri a fare come fece il mio. Perché non avrei mai ricordato cosa avremmo fatto in classe quel giorno, ma mai dimenticherò, invece, quella macchia rosa sfrecciare davanti ai miei occhi.

Share on Facebook
apr 30

Share on Facebook
apr 30

Ho scritto questo testo ieri, per il Corriere del Veneto, quando sembrava che nelle liste per le elezioni europee sarebbero state inserite le cosiddette “veline”. Le quote rosa della destra. L’ideale di donna che pervade oggi chi ci governa e i suoi elettori. Poi, quello che ormai tutti chiamano l’effetto Veronica ha per fortuna dato i suoi frutti. Perciò ora lo pubblico qui, consapevole che – nonostante Veronica – nulla sia cambiato e che nulla cambierà.

Il ciarpame senza pudore, come lo definisce la signora Berlusconi, non risparmia nessuno. E così, anche qui a nordest, nelle liste del Pdl avremo la nostra bella e ruspante soubrettina tutta curve e una laurea breve (sì perché, ahimè, siamo tornati indietro di cinquant’anni, col titolo di studio che, solo in questi casi però, fa da discriminante) cui porre la preferenza alle prossime europee, orgogliosi poi di vederla girare per le sale del prestigioso Berlaymont di Bruxelles, dove allieterà le pupille dei maleodoranti (così li definisce il marito della signora Berlusconi) parlamentari di sinistra, e non solo, degli altri paesi. Che, conoscendoli, non si allieteranno proprio per niente, invece, e avranno un motivo in più per deridere questa nostra Italia disgraziata. Queste sono le facce nuove che la politica italiana manderà in Europa. Del resto è il concetto estetico del berlusconismo. Imbellettare il più possibile la politica per svuotarla del suo stesso senso, del suo ruolo, e procedere poi indisturbato. L’ideale, per lui, sarebbe un parlamento di veline, pronte a dire sì per manifesta incompetenza. Nuove poi, le facce, mica tanto, perché sono le stesse che invadono teleschermi, riviste patinate e pagine internet. Più che le facce, a essere sinceri, è ben altro a essere messo in mostra. E così, gli elettori sdilinquiti davanti a questo “altro” si beeranno di aver posto la loro crocetta sulla miss di turno, manderanno in Europa a rappresentarci il meglio che questo paese oggi – secondo loro – può offrire. Già, perché la maggior parte di noi vive ormai dentro a un mondo altro, fatto si pixel e paillettes, di locali notturni e feste scintillanti, di labbra siliconate e tette rifatte. È l’Italia di oggi, questa. C’è poco da fare e, ormai, anche poco da indignarsi. E il marito della signora Berlusconi ha ragione. Sa il fatto suo. Sa perfettamente che milioni e milioni di elettori metteranno la crocetta lì anche per via di queste meravigliose candidate. Ormai basta poco per fare l’europarlamentare, o il ministro, o il deputato. Partecipare a un concorso di bellezza, fare un po’ di serate in discoteca, essere selezionati a un reality. Ah, e una laurea breve, certo. La discriminante che, tradotta, significa ho delle belle curve, sì, ma sono pure intelligente. Questi i titoli ideali, oggi, per ambire a rappresentare questo paese e i suoi cittadini. È la normalità di un paese anormale, questa. Ciò che più preoccupa, però, è il silenzio di madri, di lavoratrici, di casalinghe, il silenzio di donne che hanno fatto di questo ciarpame senza pudore la propria quotidianità, il cuore dei propri pettegolezzi, l’esempio da indicare alle proprie figlie. C’è questo rovesciamento del costume, dei valori, del buon senso che, oggi, è la nostra normalità. Certo, c’è pure un’altra Italia, ma è ammutolita, sconcertata, attonita, sovrastata da tonnellate di silicone. Ciò che altrove è considerato impensabile, qui è diventato consuetudine. Decideranno gli elettori, dice il Pdl. E non c’è dubbio su quale sarà la scelta degli elettori italiani. E così, al Parlamento Europeo ci saranno finalmente delle deputate avvenenti e profumate. Il ciarpame senza pudore, che affascina questo povero paese.

Share on Facebook
apr 29

Ieri mattina alla stazione ferroviaria di Venezia. L’sms è uscito sulla prima pagina del Corriere del Veneto di oggi.

Share on Facebook
apr 21

È on line l’intero manoscritto di Madame Bovary, il capolavoro di Gustave Flaubert. Che emozione. Lo trovate qui.

Share on Facebook
apr 14

Il reportage di Roberto Saviano pubblicato da Repubblica. Sperando che il suo agente, Roberto Santachiara, proprio perché trattasi di omonimi, di scrittori, di scrittura, non se la prenda.

L’AQUILA – “Non permetteremo che ci siano speculazioni, scrivilo. Dillo forte che qui non devono neanche pensarci di riempirci di cemento. Qui decideremo noi come ricostruire la nostra terra…”. Al campo rugby mi dicono queste parole. Me le dicono sul muso. Naso vicino al naso, mi arriva l’alito. Le pronuncia un signore che poi mi abbraccia forte e mi ringrazia per essere lì. Ma la sua paura non è finita con il sisma.
Leggi il seguito »

Share on Facebook
apr 13

Questo mio articolo è uscito venerdì 10 aprile sul Corriere del Veneto.

Ci sono quei meccanismi, interiori, puntuali, che scattano a ogni catastrofe. Ovunque capiti, altrettanto ovunque scatta la solidarietà. Qui nel Veneto come altrove. Le calamità naturali hanno la capacità di uniformare i vari picchi di sentimento, di emozione. Di fronte alla tragedia gli animi si equiparano, scatta un sentimento unico e inconfondibile di condivisione del dolore. Il nostro paese è abituato da secoli ai terremoti e ai loro esiti catastrofici. Sono migliaia, coloro che si sono subito offerti, chi a correre laggiù per dare una mano, chi a mettere in moto offerte di ogni tipo. È – detto quasi con cinismo – la parte nobile delle catastrofi, questa. È come se le calamità naturali fossero volute da qualcuno per mettere alla prova questo nostro sentimento, per vedere se resta immutabile attraverso le epoche. E lo è, immutabile. Ciò che cambia è il contesto. Chi ricorda i terremoti del ‘76 in Friuli o quello in Campania dell’81, ricorda anche come la tv li seguì. Ricorda come la tv si trasformò all’istante in un servizio pubblico nel vero senso del termine. Ci aiutò a capire, a aiutare, a raccontare. Era ancora la televisione in bianco e nero, quella del ‘76, e pre tv commerciale quella dell’’81. Un altro mondo, insomma. Un giornalismo televisivo di un altro alfabeto. Non era la tv della lacrima facile, quella, e nemmeno della spettacolarizzazione del dolore. La televisione di oggi, è sinonimo di reality e di audience. È agghiacciante lo spettacolo che ci stanno offrendo in questi giorni. Il terremoto ci viene spiattellato sui nostri ultrapiatti come in un Grande Fratello diffuso, un Grande Fratello paradossale e cinico, non più dentro una casa, bensì il Grande Fratello dei senzatetto, degli sfollati. Il dolore viene setacciato in nome dell’audience e allora non resta che spegnere e andare sulla rete che, peraltro, è stata la prima a raccontarlo e mostrarlo, il terremoto, a darne notizia con la fragranza dei social network come Facebook e Twitter, con l’immediatezza video di Youtube. I nuovi veri reporter siamo noi stessi, con i nostri telefonini. La tv del dolore dei Vespa, degli Sposini sarà presto spazzata via da questo nuovo modo di raccontare, che non ha bisogno né di star mezzobusto né di inviate che sanno solo fare domande cretine. Sarà racconto puro, senza la sovrabbondanza di aggettivi tipica della tv del dolore. Unico inconveniente, quello che alla fine basti un copia incolla per sentirsi a posto con la coscienza. Pubblicare sulla propria pagina i numeri dell’Avis o della Croce rossa, o i conti correnti della Caritas e convincersi di avere fatto quanto possibile. Oppure indignarsi contro coloro che pensano già di costruire L’Aquila 2 o con quei politici che non vogliono risparmiare 400 milioni di euro, come si potrebbe accorpando il voto per il referendum alle europee. Non basta una pagina su Facebook, insomma, per invertire la rotta su una politica del territorio da quarto mondo, né per sentirsi partecipi alla solidarietà collettiva. Ma di sicuro è qualcosa di nuovo. Migliore della tv.

Share on Facebook
apr 12

Qualcuno gli dica di smetterla, gli dica di tacere. Per favore.

TERREMOTO: BERLUSCONI A 2 NONNE MONTICCHIO, VI DONO TAILLEUR
POL S0A S41 QBXA TERREMOTO: BERLUSCONI A 2 NONNE MONTICCHIO, VI DONO TAILLEUR (ANSA) – L’AQUILA, 12 APR – Silvio Berlusconi visita la tendopoli di Monticchio, piccolo centro vicino L’Aquila e non lontano da Onna. Durante il suo giro, il premier stringe tante mani degli sfollati e dei volontari che prestano la loro opera nel campo. La gran parte proviene dalla Regione Lombardia e a visitare la tendopoli c’è, infatti, anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti. Tra le tante persone che incontra, Berlusconi si sofferma a parlare a lungo con due anziane signore, un pò intimidite. Il premier chiede loro notizie della casa e della famiglia. «Avete bisogno di una casa nuova? Non preoccupatevi, sarà più bella di quella di prima. Abbiamo dei programmi straordinari». Poi, scherza un pò con le due signore: «Quanti anni avete?». «Ottantadue», risponde una delle due. «Allora siete ragazzine! Io ho degli amici di cent’anni…». Le due nonnine ridono imbarazzate. «Però, per la prossima volta, dovete farvi belle, dovete andare dal parrucchiere, a spese mie. Anzi, lasciatemi i nomi che vi farò avere come regalo due tailleur scuri che vi faranno sembrare due figurini». (ANSA). DEL/REN 12-APR-09 18:07 NNN

Share on Facebook
apr 6

Il discorso che Barack Obama ha fatto ieri a Praga. Dal sito de La Repubblica.

Quando sono nato il mondo era spaccato in due e le nostre nazioni erano alle prese con situazioni molto differenti. Pochi avrebbero potuto prevedere che una persona come me sarebbe un giorno potuta diventare presidente degli Stati Uniti. Pochi avrebbero potuto prevedere che a un presidente americano sarebbe stato concesso di parlare a un pubblico simile a questo qui a Praga.

Siamo qui oggi perché la Primavera di Praga, la semplice ricerca di libertà e opportunità, hanno gettato la vergogna addosso a coloro che facevano affidamento sui carri armati e sulle armi per domare la volontà di un popolo. Siamo qui oggi perché venti anni fa gli abitanti di questa città scesero per le strade per esigere la promessa di un giorno diverso, perché i diritti umani di base erano stati loro negati troppo a lungo. La “Sametová Revoluce”, la Rivoluzione di Velluto, ci ha insegnato molte cose: prima di tutto che una protesta pacifica può scuotere le fondamenta di un impero, portando in piena luce il vuoto della sua ideologia.
Leggi il seguito »

Share on Facebook
apr 4

Le solite figure da italietta che questo tizio ci fa fare in giro per il mondo.

Share on Facebook
apr 2

Dico a voi che lo avete votato, e lo rivoterete…

Share on Facebook
apr 1

G20: POLIZIA, UN MORTO TRA I MANIFESTANTI – (ANSA) – LONDRA, 2 APR – È morto uno dei manifestanti contro il G20 a Londra. Lo ha reso noto la polizia, che però non ha ancora fornito dettagli sull’accaduto. L’uomo sarebbe morto per collasso cardiaco. Gli scontri fra manifestanti e polizia avevano avuto luogo questo pomeriggio nella zona finanziaria di Londra, dove erano state fermate 32 persone. (ANSA). GR-FN 02-APR-09 00:12 NNN
FINE DISPACCIO

Share on Facebook
mar 27

Share on Facebook
mar 21

Share on Facebook

« Previous Entries