Inchini a Venezia

Questo mio articolo è uscito sul Corriere del Veneto del 17 gennaio 2012.


La foto della Costa Concordia, inclinata sul fianco a pochi metri dalla riva dell’Isola del Giglio, tocca il cuore. Fa traballare l’anima. Soprattutto a noi veneziani. Perché, al di là della tragedia che essa evoca, quell’immagine ha ben poche differenze con quelle altrettanto agghiaccianti che vediamo ogni giorno dal vivo nella nostra laguna. Nei nostri canali. Quei mostri marini che sfiorano i palazzi veneziani, quei mastodonti di acciaio che sovrastano la fragile skyline veneziana, quelle migliaia di tonnellate che sconquassano i delicati fondali della laguna, che devastano le friabili rive dei canali. Che ti impauriscono quando, con il vaporetto, ci passi accanto e pensi che potrebbe bastare un attimo, una disattenzione. E provoca una rabbia atroce, oggi, l’idea che, a causa di una tragedia, i veneziani verranno – forse – finalmente ascoltati. Quel tweet improvviso del ministro dell’ambiente Clini, domenica sera, alle 21.24: «Stiamo ragionando sul passaggio delle navi da crociera anche a Venezia davanti a San Marco. Pensiamo a percorsi alternativi in laguna». Parole sagge, anche se in ritardo di anni. Perché era il 12 maggio 2004, in Bacino San Marco, quando si sfiorò il disastro. La nave passeggeri Mona Lisa (29 mila tonnellate, 200 metri di lunghezza) si arenò a causa della fitta nebbia e nelle operazioni di soccorso, l’onda di scia di un rimorchiatore provocò la collisione fra due vaporetti. L’allora sindaco Paolo Costa dichiarò al Corriere della Sera: «È la goccia che fa traboccare il vaso. Va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera nel tratto d’acqua tra piazza San Marco e l’isola di San Giorgio Maggiore». L’articolo, poi, chiudeva così: «Sulla necessità di individuare percorsi alternativi si sono espressi anche il sovrintendente per i beni ambientali ed architettonici di Venezia Giorgio Rossini, l’onorevole Cesare De Piccoli e Vittorio Sgarbi». Che cosa è successo da quel giorno? Nulla. Anzi no. Che Paolo Costa, da sindaco è diventato presidente del porto di Venezia. E – è cosa nota – la nostra classe politica non ragiona per convinzioni, ma per opportunità di poltrone. Perciò lo stesso Paolo Costa che allora si indignava, oggi, davanti a una tragedia provocata dall’errore e dalla superficialità di un essere umano, dice: «Non si può sbagliare rotta nei canali. E poi per legge, tutte le navi che entrano nel porto di Venezia sono portate da piloti e rimorchiatori e non, come nel caso dell’incidente avvenuto in mare aperto, dal comandante». Una dichiarazione talmente superficiale che si commenta da sola, e che mette in evidenza, invece, lo spessore etico di certi politici, a cui basta cambiare d’abito per sostenere l’opposto di quanto detto qualche anno prima.
Per far fare ai passeggeri della Concordia «ciao, ciao» davanti all’Isola del Giglio, è stata provocata una tragedia. Per far scattare qualche foto ai passeggeri di decine di grandi navi, si violenta la città più fragile del mondo, le si devastano fondali e rive, le si fanno respirare polveri sottili come fosse un’autostrada. Ora basta. I veneziani alzino ancor più la voce, fino a urlare e anche oltre, se necessario. Perché quella che è solo una volontà sciocca, venga fermata e, soprattutto, perché, così come noi, anche i comandanti, possono essere inaffidabili, sia professionalmente, che caratterialmente. E se c’è una città al mondo, dove ogni minimo errore può essere catastrofico, questa città è Venezia. Per questo le grandi navi devono sparire dalla laguna. E immediatamente.

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Barbès Editore

Che bella prima

Vale più di mille editoriali, commenti, opinioni.

La Lettura di oggi, 8 gennaio 2012

La bellissima copertina de La Lettura di oggi. in particolare, pagina 12, tutta, ma anche in basso a destra (per i soliti distratti).

Grandi navi a Venezia

Questo articolo è uscito il 28 dicembre 2011 sul Corriere del Veneto.


Le signore al tavolo qui accanto, nella pasticceria della Giudecca, hanno ordinato cioccolate calde, e fra un sorso e l’altro discutono delle grandi navi che passano qua davanti in continuazione, soprattutto durante la bella stagione. Dicono che dovranno pur trovarla una soluzione, prima o poi. Una di loro elenca le alternative, con sicurezza. Sono tutte d’accordo. Se l’obbiettivo della prima vera manifestazione contro il passaggio delle grandi navi era quello di sensibilizzare la città, le signore della Giudecca sono la dimostrazione che il risultato è stato ottenuto. Del resto, quando la Msc Magnifica è passata davanti al Ponte Lungo della Giudecca, tutti si sono accorti del centinaio di manifestanti che fino a quel momento avevano sbattuto i piedi per terra per cercare di vincere il gelo che stava calando. E se ne sono accorti anche l’equipaggio e i passeggeri della nave, accolti da striscioni inequivocabili (Fuori le grandi navi dalla laguna), da trombe da stadio, da fumogeni, da fuochi d’artificio e da una voce al megafono che ripete «You are destroying Venice!». Certo, inutile dire che tutti speravano ci fosse una partecipazione più numerosa. Ma i veneziani, si sa, sono pigri. Difficile coinvolgerli, anche se si tratta della loro città, della salute di tutti. È stato così anche col Mose. Ma i danni che stanno facendo queste navi sono ben più visibili, evidenti. E nell’epoca delle apparenze, dovrebbe contare. Bastava guardarla da lì, la brande nave, dal Ponte Lungo, prima che salpasse. Il sole tramontava, il cielo sopra Santa Marta stava già virando al giallo-arancione, ma davanti, inquietante, c’era quel profilo scuro, mastodontico, che, se non lo sai che di una nave si tratta, faticheresti a identificare. Un profilo talmente enorme, talmente scuro, che la Marittima, là sotto, sembrava un giochetto messo su coi Lego, o col Meccano. Fragile e a rischio, sotto a quel coso mostruoso. Sopra, incessante da almeno un’ora, uno sbuffo di fumo nero, una nuvola di zolfo e polveri sottili che equivale, nel suo insieme, alla circolazione di 14.000 auto per un giorno intero. Il Comune ci ha provato, ad alzare la voce con il porto. Ma è durato poco. Del resto è questione di punti di vista. Due milioni e centomila passeggeri l’anno che si sparpagliano per la città, il porto li vede come un successo. Il buon senso, invece, farebbe dire che sono una sciagura, in una città di sessantamila abitanti. Ma se questa è l’epoca dell’apparenza, lo è anche della quantità, non certo della qualità. La Msc Magnifica ci mette un bel po’ a staccarsi dalla banchina. Qualcuno dice che anche quelli del porto leggono il giornale, e sono a conoscenza della protesta, lo stanno facendo apposta, dice, a ritardare, così la nave passerà di qua con il buio e il risultato non sarà lo stesso. Ma quelli del comitato sanno il fatto loro. Hanno appeso gli striscioni anche sotto ai lampioni, e fumogeni e fuochi d’artificio, va da sé, danno il loro miglior risultato allo scuro. La Magnifica, alla fine, passa davanti al Ponte Lungo con mezz’ora di ritardo e il momento è quello perfetto, non più giorno, non ancora sera. I passeggeri, tutti affacciati dall’altra parte, lato Salute e San Marco, ci mettono poco a passare di qua, richiamati da trombe, fischietti e fuochi d’artificio. Pensavano a una festa, forse. Tempo qualche minuto, poi la nave lascia il Canale della Giudecca e vira verso il Bacino San Marco. La voce dal megafono, intanto, ringrazia, e dà appuntamento a tutti venerdì, in Campo Santa Margherita. Perché questo, aggiunge, è soltanto l’inizio.
www.robertoferrucci.com

Romanzo in cento parole

Fin dal suo primo numero, il supplemento domenicale del Corriere della sera, La Lettura, chiede a un autore di scrivere un romanzo in cento parole. Sul numero 7 del 24 dicembre 2011, è uscito il mio Senza ricordi.

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I regali e la crisi

Un paio di giorni prima di Natale sono andato a farmi un giro in un centro commerciale. Lo avevo già fatto qualche anno fa e ne scrissi un reportage. Questa volta, volevo rendermi conto quanto evidenti fossero i segni della crisi. L’articolo è uscito sul Corriere del Veneto il 24 dicembre 2011.

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Per il Natale di quest’anno, prepariamoci a farci bastare i pensieri, e saranno tanti. Perché quando c’è la crisi, basta il pensiero, non fosse che poi, di pensieri, quelli veri, quelli che non ti fanno dormire la notte, ne abbiamo fin troppi. Il centro commerciale, a due giorni dal Natale, è quasi privo di addobbi. Ed è il primo segno. Il parcheggio lo si trova in fretta, ed è il secondo segno. Il terzo, che scandirà tutta la visita all’interno, è che di borse, anzi, di sporte belle piene, quelle che a due giorni dal Natale eravamo abituati a vedere in mano a chiunque, non ce n’è. Dentro, non è certo tempo di saldi, eppure quasi ogni negozio ha in bella vista dei cartelli con ribassi del dieci, del venti, e anche del trenta per cento, anche se solo su alcune delle merci esposte. Qualche sacchettino lo si vede, in giro, ma sembra la conferma dell’essenzialità necessaria per questo Natale, regali (regalini, meglio) solo a parenti stretti e ai morosi. Le mani, stanno più che altro in tasca, e si esercita più lo sguardo, che la scelta, come se ci si aggirasse qua in giro in cerca di idee da farsi venire per poi però subito togliersele dalla testa non appena prese in considerazione. E quando ti metti a guardare qualcosa con un po’ più di attenzione, qualunque cosa, un orologio, una scatola di cioccolatini, una cravatta, i biglietti del gratta e vinci, c’è sempre una gentile commessa pronta a domandarti se ti serve aiuto, quando invece, due o tre natali fa, trovarne una libera che potesse dirti un prezzo o la durata di una garanzia, era un’impresa. A dirla tutta, potrebbe essere un qualunque pomeriggio di ottobre o di marzo, qua dentro, oggi. Altro che Natale. E lo si deve forse anche al fatto degli scarni addobbi festivi, che – visti con occhio mercantile – forse sono una scelta sbagliata: anziché dirti che c’è la crisi, e che è meglio risparmiare sul superfluo – gli addobbi – sembrano dirti invece che c’è la crisi, e che è meglio risparmiare sul superfluo – i regali. Entro in libreria, e fa piacere che la maggior concentrazione di potenziali clienti sia qua dentro, non fosse che poi, alla cassa, la gente in coda abbia fra le mani dvd, giochi per la playstation e gadgets di altro genere. Pochi, pochissimi libri. Fuori, un papà richiama a sé la figlia, una bambina di nome Ginevra che all’improvviso, convinta, domanda: «Papà mi compri una fisarmonica?». Il padre sbalordito: «Una fisarmonica?». Lei, soave: «Sì, mica ce l’abbiamo, a casa, una fisarmonica». Si allontanano, e non saprò mai come sia riuscito il padre a smarcarsi da quella lapalissiana replica di sua figlia Ginevra. Continuo a vagare insieme ai non molti qua dentro. Guardo vetrine, considero oggetti, li accosto a amici e parenti, poi valuto i prezzi e mi avvio sconsolato. Così sembrano fare tutti. Salvo quelli che non sono qui per dei regali, visto che sembra un giorno qualunque, sì, e la spesa la supermercato, quella, tocca farla a prescindere. I negozi di telefonini, vanto della società italiana, quelli che a detta dell’ex capo del governo erano il termometro del nostro benessere diffuso, sono desolatamente vuoti. Tutti. Sto per andarmene scoraggiato, perché poi vallo a spiegare, a chi comunque un regalino te lo farà, che tu no, non gliel’hai fatto perché c’è la crisi. Pensiero condiviso, qua dentro, mi sa. È l’altoparlante a venirci in aiuto. Una dolce voce femminile, oltre ad annunciare che il centro commerciale sarà aperto tutti i giorni fino al 31 dicembre, aggiunge anche una formuletta fatale. I saldi incominceranno il 5 gennaio. Occhi che brillano e non occorre essere una assiduo lettore di noir o di polizieschi per mettere insieme i tasselli e costruire il piano delle feste natalizie 2011-2012. Si rimandano i regali all’Epifania e il 5 si corre tutti qui, a far finta che sia un Natale qualunque, e non, invece, il primo di una lunga crisi. Buona Epifania a tutti, allora.

Un saluto caro al Partigiano G…

Un saluto caro al Partigiano Giorgio Bocca.

Memorandum: il Corriere della …

Memorandum: il Corriere della Sera di oggi. Pag 13 de #LaLettura Per chi è in zona, pag 9 del Corriere del Veneto. Buone letture natalizie.

La Lega e la nebbia http://t.c…

La Lega e la nebbia http://t.co/qIyc2u8S

La Lega e la nebbia

Questo mio articolo è uscito il 29 novembre 2011 sul Corriere del Veneto.

“Nebbia in Val Padana”. Per quanti anni, la sera, alla radio, o in televisione (il colonnello Bernacca a Che tempo fa), hanno pronunciato quella frase? Era la frase di chiusura, l’ultima informazione prima dei saluti. Non ho mai capito se perché meno importante di altre o perché se così, pronunciata alla fine, restasse più impressa a chi avrebbe dovuto guardarsene, il giorno dopo, dalla nebbia. Fatto sta che la nebbia in Val Padana è come la pioggia a Bruxelles, o il vento a Calais. Oggi le previsioni si danno in maniera diversa e la nebbia in Val Padana ha perso la solennità di quando chiudeva il bollettino meteorologico. La settimana scorsa Venezia è stata isolata per due giorni interi, a causa della nebbia. Addirittura le grandi navi, quelle che violentano la laguna e il bacino San Marco, sono state costrette a proseguire per Trieste, e i vaporetti sono finiti nel caos (pur essendo muniti di sofisticati radar). La nebbia e l’identità veneta. O padana, come direbbe qualcuno. Qualcuno che, in questi giorni, non fa che sbandierare l’identità da proteggere. Non possono concepire che dei bambini nati in Italia da genitori stranieri che lavorano, che pagano le tasse, bambini che vanno a scuola, che parlano la nostra lingua meglio di noi, possano diventare cittadini italiani. È intollerabile, questo, per i leghisti. Inconcepibile. Ecco. La nebbia in Val Padana è la nostra vera identità. Per la Lega, del resto, l’identità non va oltre al mantenere e ostentare, quando non parlano in dialetto, la cadenza esasperata e un po’ ridicola dei luoghi d’origine, sia essa veneta, lombarda o piemontese. Oltre a questo non vanno, perché non c’è nessun oltre dove andare, riguardo all’identità che loro hanno in mente. Ci si barrica dentro a un altrove linguistico che esclude prima di tutto noi stessi. Un’identità che assomiglia a Fort Apache, chiusa, arroccata, arricciata su se stessa, laddove, al contrario, la nostra identità spicca proprio quando viene messa a confronto con altre, in un dare e avere che, va da sé, è ricchezza. Ecco. Per questo la nostra unica e vera identità è la nebbia in Val Padana. La nebbia è un contenitore, che attutisce e tiene lontano. È un mantello che protegge, e ci identifica (“Solo la nebbia, avete solo la nebbia”, cantano spesso al San Paolo di Napoli, quando affrontano una squadra del nord). Ma è anche miopia, impossibilità di guardare avanti, tocca tenere d’occhio soltanto i propri piedi, l’orizzonte è escluso. Siamo nati e cresciuti dentro la nebbia, dunque. Una nebbia che sa tanto di romantico, certo, che è il trionfo di acquerellisti e di fotografi e di sospiri, anche. Ma che poi offusca, ottunde, obnubila. Non voler vedere che il mondo è cambiato e che l’Italia per quel che riguarda i diritti civili è indietro di decenni, significa avere la nebbia dentro di sé. E non c’è niente di peggio di una mente annebbiata, che non sa guardare il presente, e non vuol saperne del futuro. La nebbia, in Val Padana, è permanente, anche col sole.

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“@niente: #controtitoli @robfer Sovvertimenti sensitivi” Grazie coinquilino…

@mauroferrucci magari invece n…

@mauroferrucci magari invece non lo facessero proprio?

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#FF @isbnedizioni, naturalmente.

Domani 24/12/11, esce su #laLe…

Domani 24/12/11, esce su #laLettura del Corriere il mio nuovo romanzo. Nella rubrica Romanzo in #Centoparole Guai a chi mi chiede la trama.

Il mio nuovo romanzo, dal tito…

Il mio nuovo romanzo, dal titolo “Senza ricordi”, uscirà sabato 24 dicembre 2011, in tutte le edicole d’Italia. Data strana, no?

Per dirvi che il mio nuovo rom…

Per dirvi che il mio nuovo romanzo, dal titolo “Senza ricordi, “uscirà sabato 24 dicembre 2011. Primo e unico caso al mondo, credo.

Buon inverno. http://t.co/AuPc…

Buon inverno. http://t.co/AuPcqOIb

Riflessi

iPhoneography (4S)

Ebook gratuito, Libr@ #2

Ecco il Libr@ #2, gli ebook gratuiti che scrivo e pubblico su e con l’iPad. Questo Libr@ #2 è in gran parte inedito. Una quarantina di pagine in tutto, contiene anche delle foto, scattate come al solito, per quel che mi riguarda, con l’iPhone. Buona lettura a tutti.

Libr@ #2 (on line il 7 dicembre 2011)

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Libr@ #1 (on line il 20 ottobre 2011)

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