14.01.04

Narrare che cosa e come?

Questo articolo di Mauro Covacich esce questa settimana sull'Espresso.


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Posted by Roberto at 14.01.04 00:12 | TrackBack
Comments

Ne ho parlato anch'io sull'ultimo post... l'ultimo per un po' di tempo.

Posted by: araMara at 14.01.04 08:09

Carissimi,

potevate inventarvi una polemica migliore per farvi pubblicità! Questa è proprio moscia.

Andrea

Posted by: Andrea at 14.01.04 10:50

sono d'accordo con il commento di Andrea. Questo è un modo di pubblicizzare che non tutti possono avere. e' una forma di potere anche questa. Beatrice

Posted by: beatrice at 14.01.04 12:58

siete obnubilati dalla pubblicità... ormai tutto è pubblicità per alcuni, mah...

Posted by: roberto at 14.01.04 16:14

troppo facile dire così......forse se non scriveva i cognomi non era pubblicità e risultava un articolo piu' vero.....mah

Posted by: beatrice at 14.01.04 17:00

vi prego tesori miei, scrittori che leggo (e a cui sono anche affezionata e lo sai), smettetela di parlarvi addosso. vi leggiamo e vi amiamo cmq.

Posted by: Prosepina at 14.01.04 20:01

Caro Roberto,

Ma di che parla Mauro? Sinceramente, non capisco...

E' la grande letteratura che riflette il modo--dice. Quindi e' la letteratura che riflette il mondo che e' grande? No. Non necessariamente. Ci sono mille esempi di libri didascalici e noiosissimi. Dunque non basta rappresentare il mondo per scrivere grande letteratura. Ma ccorre scrivere grande letteratura per riflettere il mondo... Capisci il pippone di un discorso simile?

Il motivo per cui in Italia non si scrive sulla scala in cui si scrive in America e' perche' l'Italia e' un paese ti leccatonache privo di tensione morale. Tutto qui. Siamo un paese di debosciati, dolciastri gira-in-vespa. Fine.

Anthony

Posted by: Anthony at 14.01.04 22:28

In Italia ci si crogiuola molto sul 'tutto è brutto', ecco tutto. Gli scrittori italiani dell'oggi sono generalmente buoni a rimembrare i bei tempi che furono, o a buttar giù satirette sponsorizzate da una qualche fazione (destra/centro/sinistra/clero) o a scrivere pseudo-futuribili puttanate.
E sottolineo il generalmente.
Ecco quindi che l'orizzonte delle possibilità letterarie si restringe un meno di una decina di scorci: i canoni del conformismo.

Posted by: LeonardoArturoVincenzo at 15.01.04 15:05

Mi sembra una discussione sul sesso degli angeli! Di che dovrebbero parlare i nostri scrittori se non dell'oggi, dell'esperienza quotidiana di tutti? Da che esiste, la letteratura si è sempre occupata del mondo, anche quando pareva chiusa nella classica torre d'avorio! Il nostro non è un tempo eroico e non servono poeti-avventurieri, poeti-guerieri, poeti-eroi. Il romanzo eroico, il romanzo di Hemingway, non sono i romanzi di questo tempo angosciato in cui ci tocca vivere. I nostri autori, i nostri poeti hanno un grande compito: parlarci dell'oggi anche attraverso il racconto di una storia minima, la descrizione di un paesaggio, di un ambiente che dovrebbe esserci familiare, quotidiano, ma che spesso non riusciamo più a capire.

Posted by: daniela at 18.01.04 02:21